D U E T T O

L'IMPORTANZA DELLA TRASMIGRAZIONE DEGLI ULTIMI SCIAMANI

© Viola Berlanda

 

 

Coreografia / Choreography

Alessandro Certini e Virgilio Sieni

​con / with

Mattia Agatiello, Riccardo Olivier

Scene / Set design

Tiziana Draghi
Costumi / Costume design

Loretta Mugnai
Luci / Light design

Roberta Faiolo


produzione / production

Fattoria Vittadini
collaborazione - coproduzione / collaboration - coproduction 

Raccomando al futuro spettatore tre passaggi che potrebbero rivelare lo spessore e la brillantezza del primo bellicoso Duetto di Virgilio Sieni e Alessandro Certini. Il primo passaggio spicca subito dopo un prologo lampo con saetta. È un condensato racconto gestuale dove i due autoridanzatori, in abiti ricchi, dorati, di foggia indiana, suggeriscono con le sole mani e un gioco di teste il tema epico, ma fortemente ironico, del loro pezzo. Ovvero, il confronto, l’inseguimento e la lotta di due improbabili guerrieri del Bhagavadgîtâ. Dopo levigati e strategici assolo, segue una disputa metaforicamente cruenta, in realtà ieratica e poetica: a colpi di leggiadri petali bianchi. Alla fine, ciò che colpisce è l’urlo popolare «ehi, ehi», inciso con vigore sul movimento all’unisono e sopra il più concitato ritmo russo della Sagra della primavera. Duetto lega con intelligenza ed eleganza la danza pura, narrativa e il folklore. Disperde eventuali influenze del teatrodanza indiano in un flusso continuo, occidentale, alla maniera di Merce Cunningham, per coagularlo in una struttura a quadri rigidi, creati dal solo alternarsi di buio e luce. I due valorosi e virtuosi interpreti utilizzano oggetti da fumetto: una canoa blu, massi pitturati di arancione come finto sangue, archi, macigni fatti roteare su binari primitivi e, appunto, saette.
L’intento è maliziosamente performativo alla Kounellis, alla Beuys. Per di più la voce dello stesso Joseph Beuys, in sconcertante dialogo con Billie Holiday, intacca snobisticamente un Tango di Stravinskij, in modo che sia ben chiaro che l’opera è contemporanea, onnicomprensiva, artigianale, del genere che se ne infischia delle etichette. Eppure è difficile, per un appassionato di balletto, non far caso alla rara comprensione della musica di Igor Stravinskij, aggredita per fissità rituale, esaltazione ipnotica, cattiveria citazionista, e non, come di consueto, da esasperato sudore. Questo dovrebbe ben bastare a introdurre Duetto nell’alveo della coreografia internazionale più elaborata e di alta qualità.
Marinella Guatterini (1989)



Spettacolo all'interno del Progetto:

METTIAMO IN MOTO LA MEMORIA – Progetto RIC.CI
Reconstruction Italian Contemporary Choreography Anni Ottanta-Novanta

​di Marinella Guatterini

 

 

1/1

con il sostegno di

  • facebook-square
  • Black Icon Instagram
  • vimeo-square

© 2011-2019 by MATTIA AGATIELLO / FATTORIA VITTADINI

All rights reserved